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«Sarebbe troppo riduttivo fare della bellezza una questione di gusto»
19.01.2026
SIA

«Chi progetta evita, per quanto possibile, di parlare di bellezza, perché è un tema complesso e molto delicato. Io voglio provarci comunque. L’architettura è l’arte dell’interrelazione spaziale, come afferma il teorico dell’architettura Fritz Neumeyer. Quanto più fitta è la trama di relazioni che si condensano in un’opera architettonica, tanto più essa ci colpisce, ha un impatto forte su di noi, e tanto più elevata è anche la probabilità che ci coinvolga, anche molto profondamente. Quindi, potremmo dire, tanto più la troviamo bella. L’esperienza della bellezza appaga le nostre vite e ci fa sentire particolarmente vicini al mondo, si instaura con esso una sintonia speciale. Il mondo si sottrae al silenzio, avvia un dialogo con noi e i nostri sensi. In questi momenti, il mondo fa risuonare qualcosa in noi, e noi facciamo risuonare qualcosa nel mondo, creando così un effetto reciproco. Il sociologo Hartmut Rosa ha preso in prestito dalla fisica il termine «risonanza» e lo usa per descrivere questa trasmissione bidirezionale e dinamica e le varie situazioni che ci emozionano nel profondo. La bellezza è un aspetto molto importante di questa relazione di risonanza e Rosa esamina tale dato di fatto in vari modi. Queste sono riflessioni che mi aiutano nella mia ricerca del bello. Dopo tutto, questo è uno dei tre compiti della nostra professione, sin dall’antichità. Racconto queste cose perché penso che sarebbe troppo riduttivo fare della bellezza una questione di gusto o vederla soggetta alle tendenze della moda o limitarla alla percezione individuale. Credo che ci sia davvero una sorta di nocciolo duro della bellezza, come lo definisce Peter Zumthor. Possiamo avvicinarci insieme a questo nocciolo duro, delimitandolo metodicamente. Ma per farlo abbiamo bisogno di criteri, proprio come quelli di Davos.»

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